domenica 17 novembre 2019

Delirium di Postremo Vate. Un’odissea nell’eros della Notte, nel delirio dell’Arte e nel mistero dell’Ultraterreno con poemetti e liriche pervase di fascino e arcane visioni sfavillanti di lussuria e misticismo. #italia #torino #pinerolo #piemonte #letteratura #autore #book #SuppliedBy #libri #leggere #books #bookstagram #libridaleggere #libro #booklover #librichepassione #instabook #lettura #instalibri #reading #citazioni #frasi #amore #scrivere #consiglidilettura #poesia #parole #leggeresempre #librisulibri #libribelli #love #pensieri #leggerechepassione #libreria #letture #bhfyp #aforismi #romanzo #bookworm #instabooks #amoleggere #vita #read #bookstagramitalia #arte #leggerefabene #instagram #ioleggoperch #editoria #romanzi #cultura #biblioteca #libriovunque #booklovers #librimania #frasiamore #frasibelle #quotes #scrittura #frasilibri #libros #ioleggo #bookblogger #amazon #bookshop https://www.amazon.it/Delirium-Postremo-Vate-ebook/dp/B07V83XXTR/ref=sr_1_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=edizioni+hogwords&qid=1573998558&sr=8-7

sabato 14 gennaio 2017

E ora sono tutti calci nostri…


Arrivano i cinesi e prima ancora gli americani, a quando la discesa dei marziani?



Nel mondo del calcio non sono pochi coloro che invocano l'arrivo dei cinesi, pochi anni fa sono sbarcati gli americani e il sogno nascosto rimane quello degli sceicchi arabi. A quando è attesa la discesa dei marziani? E' curioso notare come l'ostracismo per la migrazione di popoli verso aree geografiche più ricche e sicure non riguarda lo sport, e in particolar modo il calcio, gioco nel quale la nazionalità di provenienza sembra essere un aspetto secondario, superfluo e ininfluente. Basta sostituire le parole flussi migratori con calcio mercato e il gioco è fatto. Per questo motivo abbiamo visto giocare calciatori di colore nella nazionale svedese e tedesca e addirittura atleti slavi e romeni osannati come idoli e quasi mai messi in discussione. Il calcio è uno sport che divide in fazioni, è vero, ma è anche in grado di affratellare gli animi più astiosi ed irriducibili in cambio dell'emozione che procura una vittoria. Un campione del calcio, quindi, per ogni tifoso è qualcosa di diverso da un essere umano e assurge a livello di icona, quasi di un oggetto sacro. Per arrivare a conquistare il diritto ad utilizzare le prestazioni sportive di questi maghi dell'arte pedatoria (il calciomercato, insomma), lo sappiamo tutti, non serve pregare questa o quella divinità ma tirar fuori dal portafoglio della ottima valuta contante. Anche i tifosi italiani, che fino ad una ventina di anni fa regnavano incontrastati in questo mondo magico e a tratti surreale, sanno che nessun imprenditore connazionale può e vuole intraprendere utilizzando le società di calcio nostrane. La speranza più o meno vana è che il gommone "Serie A" approdi vicino alle coste di qualche Paese straniero con qualche ricchissimo individuo pronto a scambiare le nostre società per un affare commerciale esattamente come gli indigeni melanesiani o della Micronesia hanno dato origine al "culto del cargo". Così, oggi, si benedice l'arrivo di capitali (e uomini, non lo scordiamo) dagli USA, dalla Cina e dalle Economie emergenti. Probabilmente, questo sogno non resterà inesaudito ma deve essere chiaro a tutti che è il segno evidente della decadenza (prima) e del crollo (dopo) della nostra capacità di creare profitto economico da uno spettacolo sportivo e della speranza che altri riescano laddove noi abbiamo fallito. E a questo punto se, dopo averli tanto invocati, gli stranieri acquisteranno il giocattolo Calcio (mercato) di Serie A e riusciranno a guadagnar soldi dall'affare avremo una lezione di vita non da poco. E saranno tutti calci nostri… o quasi.

lunedì 11 aprile 2016

...altrimenti ci arrabbiamo





Eh sì... gli ultimi fattacci che coinvolgono la politica e che giungono a scuotere le coscienze dei cittadini prima del referendum sono come ciliegina su una torta. Dopo che per anni i mezzi d'informazione avevano provato a spiegarci che il conflitto d'interessi e l'abuso d'ufficio, che la corruzione e le raccomandazioni, erano un fenomeno tutto da addebitare ad una precisa parte politica ed il suo gruppo dirigenziale qualcosa sta cambiando. L'enorme numero di inquisiti che si sono succeduti nelle cronache degli ultimi anni dovrebbe portarci (finalmente) a pensare che all''insieme dei detentori del potere economico e politico, e dei loro sostenitori, che in un paese vigilano sul mantenimento dell'ordine costituito e che occupano un posto di rilievo nella vita sociale e culturale serve una persona che obbedisca ai loro desiderata indipendentemente dall'ideologia di appartenenza. Le lobby (il braccio armato di questi poteri forti) non si fanno scrupolo delle differenze esistenti tra i personaggi che cercano d'ingraziarsi (riuscendovi spesso). L'equazione della corruzione è condizionata dal posto che si occupa e non dal Partito di riferimento. La Magistratura, in parte, viene criticata perché col suo operato “paralizzerebbe” la vita politica e economica del Paese. E' sbagliato. Lo sappiamo tutti. I Giudici indagano e se non trovano nessun illecito ben difficilmente hanno materiale giudiziario per condannare qualcuno. Non deve neanche stupire la recrudescenza di condotte illecite. Maggiore è la povertà di un Paese più è facile corromperne i funzionari. L'ultimo scandalo al quale abbiamo assistito ha visto protagonista il petrolio. Domenica, gli italiani potranno esprimere il proprio parere su un testo referendario che (bellissima coincidenza) riguarda proprio le trivelle al largo delle coste italiane. I cittadini italiani potranno stare comodamente a casa e/o votare per il mantenimento dello status quo. Chi, come me, non è d'accordo e vuole cambiare l'Italia sì ma in meglio andrà a votare e voterà SI. Da una parte ci saranno coloro che pensano di cambiare tutto per non cambiare niente e dall'altra chi non intende cambiare tutto per poter cambiare finalmente le cose. E alle lobby di potere cosa dobbiamo rispondere? Molto semplicemente, di lasciar stare il nostro Paese... altrimenti ci arrabbiamo.
Pier Giorgio Tomatis

venerdì 1 gennaio 2016

Il più grande evasore fiscale di tutti i tempi




Il recente caso Apple con il suo contenzioso con l'Ufficio delle Entrate italiano ha reso noto il nome di quello che è senz'ombra di dubbio il più grande evasore fiscale di tutti i tempi: il Fisco. E' una contraddizione? Assolutamente no. E vi spiego anche perché. A fronte di una richiesta di 880 milioni di euro, le due parti (l'erario ed il colosso di cupertino) si sono accordati per 318 con un abbattimento del 74% della cifra dovuta. Viene spontaneo pensare che se la richiesta è stata superficiale, inesatta o solo supposta, ci troviamo di fronte ad un Ente, un'Istituzione pubblica fondamentale per la vita democratica del nostro Paese che è gestita con una giusta professionalità. Se, viceversa, le cartelle esattoriali sono da ritenersi corrette allora ci troveremmo di frontecome premesso, al più grande evasore fiscale di tutti i tempi: lo Stato stesso. Se rivede al ribasso per ¾ la cifra che una sola grande azienda privata deve all'Erario com'è che sulle cartelle da mille, duemila, tremila euro è impossibile recedere di un solo centesimo? A Piossasco, durante una fiera natalizia, mi è capitato di assistere al sequestro di un veicolo da parte della locale polizia municipale. La proprietaria del mezzo, un'anziana signora, ha provato ad impietosire le solerti forze dell'ordine sostenendo che non aveva pagato il rinnovo dell'assicurazione RC auto perché non aveva trovato i soldi (strano, perché il Paese è in... ripresa). Nessuno sconto. Nessuna pietà. Lo Stato, attraverso i suoi rappresentanti, ha dato prova di inflessibilità (la flessibilità, dopotutto, è solo cosa esclusiva dei lavoratori...). Contro i deboli le nostre Istituzioni ci sono e funzionano egregiamente. Contro i forti, invece, il sistema non sa (o non vuole...) essere altrettanto efficiente. L'evasione fiscale, nel nostro Paese, non è un concetto matematico. E' più... come dire... un assioma religioso come l'indulgenza plenaria. Più puoi permetterti di pagare l'eterna benedizione e più le porte del Paradiso per te si spalancheranno. L'Italia non è un Paese per poveri e nemmeno per giusti. Chi può sopravvivere lo faccia e non si aspetti aiuti da nessuno. Sempre che non ci si possa permettere di pagarli.
Pier Giorgio Tomatis


martedì 13 ottobre 2015

Il rottame



Chiediamo scusa al Presidente del Consiglio Renzi ed alla Maggioranza che governa il Paese e amministra diverse città. Abbiamo equivocato il significato di una parola che fin dall'inizio ha caratterizzato il vostro operato. Quando vi siete presentati agli elettori ed ai Media come “Rottamatori” pensavamo (sbagliando) che voleste svecchiare le Istituzioni (uomini e cose) sostituendole con le equivalenti più giovani, innovative, efficienti. Ci siamo sbagliati e siamo disposti a recitare il “mea culpa”. La rottamazione di cui avete parlato fino ad oggi è quella che fa parte delle mansioni di un Curatore Fallimentare. Ecco quello che siete e fate: Giudici che periziano le proprietà a disposizione e che accompagnano l'azienda verso il “dolce oblio”. In quest'ottica, la Riforma Sanitaria che avete predisposto imbastardirà un Servizio che lo Stato dovrebbe fornire a fronte del pagamento delle Tasse, proprio quelle che ci rendono i più esosi riscossori d'Europa. L'obiettivo di voi curatori fallimentari, è però altro. Volete fare affondare l'Azienda parandone il più possibile la caduta sulle terga, con il maggior numero di cuscini possibili. L'utenza, la cittadinanza sono termini che non sono vuoti ma che avete svilito, deperito e debilitato a vostro uso e consumo. Con l'Expo ci avete detto di voler nutrire il mondo e agli italiani state dando la purga. Complimenti. Avete preparato il testamento della Sanità? Bene, sporcatevi le mani votandovelo da soli. 

lunedì 25 maggio 2015

Quando i comunisti mangiavano i bambini




Le elezioni spagnole hanno confermato (se mai ve ne fosse stato bisogno) che, nei Paesi poveri, quando la Sinistra fa la Sinistra vince. Oltre al Paese iberico, i post-comunisti hanno ottenuto la maggioranza anche in Grecia e dovunque si sia votato negli ultimi anni. In autunno, si voterà in un altro Paese del cosiddetto PIIGS: il Portogallo. Persino in Inghilterra (che Paese povero non è), dove a vincere è stato il Partito Conservatore, la Sinistra ha aumentato il suo bottino elettorale rispetto alle elezioni precedenti. E, ciononostante, il suo candidato Premier si è dimesso come se avesse subito chissà quale disfatta. Tutt'altra cultura rispetto a quella italiana dove un Partito è passato dal 22 al 4% e ancora discute su quale riassetto occorra fare. In questo periodo di crisi, all'elettorato europeo sembra piacere riscoprirsi piazzaiolo e contestatore, rivendicatore di diritti defraudati da politiche finanziarie sbagliate ed inique. L'unico Paese nel quale governa un Partito storico della Sinistra e vengono approvate norme, Leggi e Riforme di Destra... è l'Italia. Nel Belpaese alle sirene di Syriza o di Podemos si antepongono quelle dei burocrati di Bruxellese e della Kancelliera tedesca. La Nazione che ha gli abitanti più intolleranti alla disciplina ed alle regole cerca di darsi un tono e di professarsi rigoroso nei conti prima ancora che nella moralità e nell'etica finanziaria. Ancora una volta, l'Italia va controcorrente e sfida la forza degli elementi navigando controvento. Le politiche di rigore che “stanno spezzando le reni alla Grecia” (e non solo) non producono né benessere né crescita del Pil ma sembrano essere l'unico imperativo da seguire. A questo proposito, mi torna in mente una vecchia e cinica barzelletta attraverso la quale si può costruire una perfetta analogia con la situazione italiana. Una equipe medico-chirurgica esce dalla sala operatoria per incontrare i familiari del paziente. Un medico rassicura subito tutti esclamando: “l'operazione è perfettamente riuscita ma il malato è morto”. Ecco, è così che l'Europa si avvia ad affrontare i prossimi lunghi mesi. Il malato morirà o si cambierà (finalmente) il modo di operare?

domenica 24 maggio 2015